E così mentre tutto questo mio mondo va sgretolandosi apro un libretto di poesie, che cercavo di scimmiottare quando facevo parte dei Poeti Stinti, più di dieci anni fa, prima che il Sogno dolce divenisse Musa, prima che Ella divenisse materia della mia esistenza, una poesia che gusto a strofe successive meditandoci su. Potrei farlo in una soffitta bellissima nel luogo che mi da più idea di stanzialità con Lei vicina, pronta a concepire i miei Discendenti come nel sogno di Mercoledì scorso.
Mentre io rifluivo con l’oceano della vita.
Mentre rifluivo con l’oceano della vita,
mentre andavo per le rive che conosco,
mentre camminavo dov’onde continuamente
ti lavano, Paumanok,
dove frusciano roche e sibilanti,
dove l’antica feroce madre urla senza fine per i suoi
naufraghi,
riflettendo io tardi in un giorno d’autunno, guardando
intensamente verso sud,
tenuto da questo io elettrico fuori da quell’orgoglio di cui
faccio poesie,
fui afferrato dallo spirito che striscia nelle linee sotto i piedi,
l’orlo, il sedimento che sta per tutta l’acqua e tutta la
terra del globo.
Affascinati, i miei occhi si distolsero dal sud, si
chinarono per seguire quelle labili tracce del vento,
fieno trinciato, paglia, pezzi di legno, erbe, glutine di
mare,
schiuma, scaglie di roccia scintillanti, foglie di alghe
lasciate dalla marea,
camminando per miglia, il suono dei frangenti dall’altra parte di me,
Paumanok là, allora, come pensai l’antico pensiero della
somiglianza,
questo tu mi presentasti, isola-Sogno,
mentre andavo per le rive che conosco …